Editoriale Giugno 2022 – Dipingere la realtà

C’era una volta un principe azzurro che sapeva raccontare storie bellissime.

Riusciva a catturare frammenti del vissuto quotidiano dall’apparenza insignificante e li trasformava in composizioni dall’impatto visivo improbabile, curioso, mai banale.

Si chiamava Daniele Fissore.

Dipingeva come un fotografo perché vedeva, come un fotografo.

Vedeva stropicciature nei tessuti di una camicia e li viveva come fossero paesaggi e immense praterie. Trattava allo stesso modo tutti i suoi soggetti offrendo loro un momento di protagonismo, con la stessa dignità.

Dipingeva l’imperfezione del campo visivo che non riesce a contenere tutto il percepito e finisce per tagliare un pezzo di ciò che c’è. Veniva anche attratto dell’insignificanza di certe forme, come il riflesso di un vecchio televisore spento, che riduce e distorce ciò che la superficie riflettente dello schermo cattura e proietta. Un’insignificanza che lui sapeva significare.

Vedeva senza filtri e sovrastrutture, con la purezza di chi sta guardando per la prima volta in vita sua.

Lo ricordammo nel 2017 quando se ne andò. Lo ricordiamo ora dopo una bellissima mostra nella sua Savigliano, per non dimenticarlo.

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