Editoriale Ottobre 2019: AntropoMorto

Editoriale di Ottobre

AntropoMorto.
Chi è nato digitale non può sapere, salvo non abbia cercato informazioni su ciò che succedeva nell’era analogica.
Prima, in fotografia, c’era l’uomo, deus ex-machina che si occupava di tutti i processi creativi ed artigianali.
La pellicola era materia. Materia era l’involucro che la conteneva.
C’era un moderato fascino anche nel rituale dell’acquisto, dell’utilizzo e della gestione di tutto il percorso vitale della pellicola e della sua trasformazione. Si andava allo sviluppo, lì c’era un omino, un tecnico o un negoziante che se ne occupava.
Lo stesso omino rendeva brevi manu l’opera, magari dentro un telaietto di plastica. Ma in tutto questo c’era l’uomo, te ne potevi anche accorgere dalle impronte digitali che talvolta lasciava sulle emulsioni.
Poi sono arrivati gli algoritmi e la materia è sparita dentro un francobollo di plastica che chiamiamo scheda.
Le nostre fotografie hanno smesso di esistere, noi crediamo di averle ma non ci sono più, almeno non il corpo. Sono numeri, codici infinitesimali che stanno nelle “memory”. Sono diventate dei pattern replicabili come dei blade runner e come loro hanno perso la parte umana, quella più intima e personale. Hanno perso quella materia che occupava spazi nei cassetti di casa o dentro gli album.
Una foto era una cosa davvero seria, ponderata, non scattavi -tanto poi cancello- perché c’era il limite delle pose e ogni scatto aveva un costo, era più difficile anche mentire. Oggi con filtri, applicazioni&programmi le foto le puoi fare seduto in salotto perdendo il senso dell’esplorazione, del territorio, del contatto sensoriale con l’ambiente attorno a te.
Non sto condannando il digitale, il nuovo mondo ha sviluppato altre sinergie, ha avvicinato le persone alla fotografia e ci sta facendo pure divertire, ma è un richiamo al ragionamento, al senso e alla proporzione delle cose e alla ricerca della giusta via di mezzo.
Alex Webb proprio qui a Torino un paio d’anni fa disse: nelle mie immagini tolgo un po’ di messa a fuoco perché il digitale è così perfetto da sembrare irreale.
L’uomo ha provato a rendere se stesso migliore togliendo il difetto, ma il difetto è la cosa più vera e umana che ci sia, c’è dentro ogni traccia della nostra genesi.

Enzo Pertusio

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