Editoriale Gennaio 2020: La giusta dose di retorica

Editoriale di Gennaio

La giusta dose di retorica.

A dicembre si fanno auguri e i bilanci, ma a inizio anno, spinti dai soliti rosei propositi, si fanno i più biechi programmi: sarò più buono, farò tante cose belle e aiuterò il prossimo. Ovviamente dura poco poi si ritorna alla normalità. Anche noi in Subalpina progettiamo, facciamo e brighiamo, poi però siamo legati ai numeri e alla partecipazione per far quadrare i bilanci.
La fotografia è un buon collante ma questa è un’era sapida di cambiamenti, non ci si abitua più a niente perché niente è permanente.
Se la fotografia gode di ottima salute, infatti siamo immersi di immagini ovunque, va un po’ meno bene ai fotografi. Eccelsi professionisti della fotografia sono costretti a fare matrimoni o workshop per sopravvivere.
E noi? La fotografia amatoriale sopravvive aggrappata al suo passato navigando in acque chete ma con pericolo di banchi e secche. La vecchia guardia resiste ma i dati anagrafici non perdonano, i giovani transitano senza emozionarsi troppo, trattengono qualcosa e poi spariscono, qualcuno si ferma un anno, a volte un paio, poi non li vedi più.
Sarà che l’associazionismo ha meno appeal. Spinti dallo scudo di protezione dei social ognuno fa per se convinto di ritagliarsi uno spazio. Vero, ma tra miliardi di spazi.
Perché non tornare a puntare sulle persone e ridare valore agli esseri umani e alle loro diversità. In un mondo che appiattisce, riduce, omologa, perché non riportare la discussione sul piano umano, alla partecipazione attiva invece di nascondersi dietro uno schermo, il che avviene stando a casa ma pure il giovedì durante le serate sociali.
Li vedo quei faccioni illuminati dal telefono, alcuni non alzano la testa per tutta la serata, sarebbe interessante sapere il perché di tanta pertinacia nel voler rimanere nel proprio mondo anche quando si sta in mezzo agli altri.
Insomma: torniamo ad essere umani! Tutto ritorna prima o poi, i pantaloni a vita alta, la rucola sulla bresaola, i vinili, perché non ritornare a parlarsi con le parole.
Ci si innamora ancora delle persone, mica delle App.

Enzo Pertusio

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