Editoriale Dicembre 2020: ubi Maier minor cessat

Editoriale Dicembre 2020

ubi Maier minor cessat

Adesso che nessuno ne parla più metterò insieme qualche pensiero su Vivian Maier.
E dire che anche noi di parole ne abbiamo spese.
Le abbiamo dedicato una serata, film compreso. Era l’argomento del momento, c’erano mostre in giro per l’Europa, la storia veniva passata sui network, sono stati editi libri.
 
No comment su John Malooff, l’uomo che ha tolto il coperchio. Nemmeno un afflato da aggiungere alla storia. Che vuoi, ha trovato lampada, il genio e tutto il resto. Bravo. Se sapesse trovare tartufi con lo stesso fiuto avrebbe cittadinanza albese di diritto.
 
La storia di Vivian ha un fondo melanconico, hollywoodiano, e nemmeno la fervida mente creativa dei Coen avrebbe saputo imbastire o tracciarne un così complesso profilo psicologico.
Se da una parte vorrei esprimere un parere sul Maier affair, dall’altra non mi arrogo il diritto di giudizio sulla Maier donna. Dal film si evince un carattere spigoloso, adombrato da alcune paturnie patologiche. Un’ossessione seriale nei confronti della fotografia. Severa e altèra, protettrice di un universo tenuto agli altri sconosciuto fino alla fine.
Non ho avuto una simpatia pregiudiziale per la Maier, ma in fondo chi se ne frega dell’aspetto umano di un’artista, se avesse un peso allora la metà delle star nel nostro mondo perderebbero credito o quell’aura fascinosa che, fortuna loro, mantengono a prescindere.
In realtà la Maier mi interessa per la questione storica, quella che ha fatto tremare il palazzo quando ha dovuto trovarle un posto nella storia.
La Maier È, nella storia, e ci entra di diritto senza inficiare il valore di altri suoi contemporanei. Non è stata più o meno brava di altri, è stata Vivian Maier, se stessa.
È come se un signor Malooff qualunque avesse scovato in una cantina di Dresda la formula degli isotopi del polonio scritti cent’anni prima rispetto alla vera scopritrice, Madame Curie.
Che succederebbe?
La Curie verrebbe detronizzata? Non credo.
Da buon doroteo credo e spero che nessuno debba sentirsi in pericolo dall’apparizione della povera e sfortunata Vivian. Un posto nella storia lo ottiene di diritto per la sua capacità ingenita di rappresentare luci ed ombre nella società americana. Nell’avere anticipato il concetto di street senza poter consultare Google o la possibilità di approfondire la sua conoscenza nei Corsi della Subalpina (bontà nostra).
La Maier è la prova provata che artisti in Fotografia si nasce, si può migliorare nell’apprendere la tecnica ma si nasce, e non è detto che si debba avere la riconoscenza del resto del mondo per essere dei grandi.
Enzo Pertusio

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