Editoriale di Agosto 2018: La questione moderna

Editoriale di Agosto

La questione moderna

E’ di nuovo successo, pure nel 2018. L’ho sentito dire solo qualche settimana fa durante un incontro con altre persone che si occupano (malamente a parer mio) di Fotografia.
Ma un antefatto sui generis era già capitato nei primi anni ’90, agli albori della mia iniziazione fotografica, quando durante la relazione di un sommo maestro sentii dire: questa è incomprensibile, è fotografia moderna.
Forse quello fu un modo per l’oratore per minimizzare qualcosa di indecifrabile (indecifrabile a lui), riferendosi ad un’immagine astratta degli anni ’50 di un autore, peraltro, fondamentale per la cultura fotografica.
Questo atteggiamento barricadero per non affrontare ciò che non si capisce è una forma di afasia da cui è necessario dissociarsi.
Non voglio magnificare un genere fotografico piuttosto che un altro ma è importante chiarire, ce ne fosse ancora bisogno, che la fotografia non andrebbe giudicata per come è stata fatta ma per ciò che contiene, e che l’astrazione non è una malattia sconosciuta, non è nemmeno una malattia, è un modo per godere di forme, di luci ed ombre, di colori, di nuovi significati.
Guardiamo il cielo e le nuvole divertendoci a trovare delle somiglianze con animali, forme o persone ma chiudiamo gli occhi di fronte ad un’opera senza contorni definiti. Guardare le nuvole è un gioco immaginifico e astratto che ci appartiene, ma quando si tratta di lasciarsi trasportare dalle emozioni di fronte ad un’opera che non capiamo, ci chiudiamo nel nostro massimalismo piuttosto che aprire il cuore a nuove percezioni.
Non esiste la fotografia moderna e nemmeno quella antica, esiste la Fotografia, che avrà pure una datazione ma serve solo per definirne l’identità e un posto nel mondo e nella storia.
Il resto è piacere, è edonismo, è il modo per condividere l’emozione di un momento, che può essere di gioia o di dolore o altro ancora.

Enzo Pertusio

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