Editoriale Aprile 2021: Solo gli impavidi

Editoriale Aprile 2021

Solo gli impavidi

È iniziato questo mio ultimo anno alla conduzione della Subalpina.

Una conduzione condivisa nei meriti e nei successi, ed anche nel loro esatto contrario, mai ce ne fossero stati.

Si perché ognuno ha fatto il suo. Una cosa che probabilmente ha distinto me, dagli altri, è la visibilità.

È stata un’esperienza interessante soprattutto da un punto di vista umano, più che fotografico.

L’aspetto della conoscenza e della confidenza con la materia fotografica l’ho sempre sviluppato per mio conto. Certo che le influenze anche da parte di altri fotografi ci sono state e le ripercussioni sono sempre state analizzate con cura, ma il mio percorso è iniziato e proseguito con le mie forze e con tanto, a volte sfinente, studio, confluito in altre esperienze accumulate nel tempo.

L’aspetto umano tratto da questa esperienza subalpina invece, spesso dato per scontato, l’ho vissuto come una deflagrazione: mai credere di conoscere a sufficienza le persone.

Rutger Hauer diceva….”ho visto cose che voi umani…” pure io caro Rutger.

Ho conosciuto persone su cui non avrei scommesso una cicca bucata che si sono dimostrate dei giganti. 

Ma anche giganti, all’apparenza, che si sono rivelati nani da giardino, mi si passi l’allegoria.

La fotografia vissuta nei gruppi è una bella materia ma pure una brutta bestia, è un miraggio psichedelico che inebria i poveri d’idee.

È una fabbrica di individualismo e gelosie, è un perpetuo attingere dagli altri dimenticandosi dei credits, una gara a chi fa qualcosa di nuovo per primo per poi cercare di definirne il pedigree.

Insomma, un gran bordello impreziosito dal caos autoreferenziale. 

Visto da fuori sembra più una gara a chi ce l’ha più piccolo anche se i protagonisti di questo mondo sgomitano come se vivessero perennemente ad una serata dei grammy.

Per contro c’e’ un potenziale, una grande energia che si sviluppa all’interno di gruppi sociali come il nostro che, quando si trasforma in positività, può diventare una grande occasione.

Non mi spingerei verso la blasfemia citando le varie Factory, Fluxus e 1000 altre esperienze formative che hanno fatto storia, che erano oggettivamente diverse nei numeri, nelle individualità e nell’essenza, ma da quel seme, da quel principio bisognerebbe provare almeno a pensare che, insieme, si può. 

Questa mia esperienza più che decennale, se considero anche il periodo da docente e consigliere, è stata una palestra interessante come esercizio di socialità.

C’è però un aspetto organizzativo del quale dare contezza, che rischia di diventare una deriva parossistica nei gruppi eterogenei. Purtroppo il sistema democratico non funziona molto negli ambienti artistici (e non solo in quelli) ma è necessario individuare un singolo o un gruppo, che siano un riferimento artistico, carismatico o politico, ma comunque qualcuno, persone a cui fare riferimento con specificità diverse, altrimenti è meglio pensarla più come la storia di quattro amici al bar così almeno non si rischia di creare sfinenti e inutili agonismi.

Questo è il bilancio: lasceremo, io e i tre gruppi che con me hanno collaborato in questa decade, una Subalpina contemporanea, questo me lo si conceda. Non ancorata ai valori arcaici dei bei tempi andati, che andati lo sono ab illo tempore.

Oggi la trasformazione del terzo settore impone rigidità che limitano l’aspetto ludico a favore di quello organizzativo. Non basta e non basterà più la passione per la fotografia ma saranno necessarie competenze aziendali, esperienze in ambito digitale e fiscale, cioè spese aggiuntive da detrarre dai sempre più risicati bilanci.

Un mondo difficile per chiunque non sappia e non voglia coniugare passioni e responsabilità.

Only the brave.

Enzo Pertusio

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