Editoriale Agosto 2021: Le fotografie ghirriane

Editoriale Agosto 2021

Haas-fidanken.
Non so se è capitato anche a voi ma nella vita ho preso parecchie sbandate.
Non parlo solo di amori tradizionali tra esseri umani ma innamoramenti artistici.
Da Chatwin a McCarthy, Hendrix o i Public Enemy, de Chirico, Morandi (ti voglio bene Gianni ma non sei tu), Chagall o Richter, Bertolucci o Malick.
In questa mesticanza di nomi e generi si incastona anche l’amore fondamentale per la Fotografia.
Sono passati quasi 34 anni da quando ho incontrato Haas aprendo un libro e da allora è sempre lì, mai un tradimento, il suo posto non ha mai vacillato.
Uomo algido e riflessivo, forse frutto della deriva di un vissuto giovanile in un’Austria antisemita alle soglie della grande guerra.
La sua affermazione: “una formula è la morte di tutto”, l’ho messa davanti ai dogmatismi dell’ordinamento universale.
L’ho vissuta come un’eruzione liberatoria: tutti volevano insegnarmi qualcosa in fotografia in quei tempi, tutti tracciavano solchi o alzavano muri mentre lui spianava.
Ernst Haas.
Se dovessi spiegare in una sintesi estrema il suo lavoro direi: colore in movimento.
Che poi: mica solo. Le sue immagini in bianco e nero sono altrettanto cruciali come i suoi tempi lunghi o i panning. Il suo utilizzo ragionato del tempo e la sua gestione per impressionare la pellicola sono diventati proverbiali.
Un giorno mostrai un’immagine ispirata a quel fluire morbido ad un dinosauro di quelli che si trovavano nei circoli, che per fortuna si stanno estinguendo, il quale rispose: “è una foto moderna”, ignorando totalmente che Haas “modernizzava” già cinquant’anni prima.
Quella battaglia l’abbiamo vinta e pure tante altre Ernestino caro.
Ci sono generazioni di fotografi che hanno un grosso debito di riconoscenza con lui.
Quando lessi una sua affermazione sul fatto che un fotografo, come un pittore, deve decidere autonomamente cosa mettere sulla tela, o fotogramma che sia, e non riportare il reale presente con sguardo passivo, capii che il mio punto di partenza dovesse essere quello.
Spero che tutti voi abbiate avuto lo stesso abbrivio, magari non con Haas, con altri, ma la miccia va accesa in qualche modo.
Già, il grande Ernst-figlio d’un cane-Haas disse quell’altra cosa sulla bellezza tanto dibattuta nel mondo mondiale dalla notte dei tempi, pure Socrate e Platone ne sarebbero stati impressionati: se la bellezza non è in noi come potremmo riconoscerla.
Lunga vita eterna Maître, e buone vacanze a voi.

Enzo Pertusio

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