editoriale-ottobre-2026

Editoriale a cura di Enzo Pertusio – Ottobre 2026

L’attimo deciso…a tavolino

C’è un atteggiamento un po’ arcaico nel considerare la fotografia una semplice conseguenza del vedere, e l’immagine una conseguenza dell’immaginare, come se fossero, nell’ordine, le espressività proprie di fotografia e pittura.

 Esiste un punto di connessione tra queste due dimensioni: un momento in cui l’immagine pensata diventa fotografia.

Non c’è solo la fotografia catturata o quella attesa; c’è anche quella inventata, immaginata appunto. La stage photography di Crewdson e Wall, ad esempio, la fotografia performativa della Sherman, le pose di Erwin Olaf.

A posteriori lo abbiamo capito anche di quel capolavoro, il bacio all’Hôtel de Ville, che era frutto di una messinscena studiata, non del caso.

Ma quella nuova consapevolezza ha cambiato il nostro giudizio sull’opera di Doisneau? Per qualcuno, credo si.

La fotografia costruita non è affatto digeribile per molti, vissuta come un diminutio dell’attimo decisivo, della sua spontaneità. C’è un’aura ontologica lontana dal vademecum severo della teoria bressoniana.

È il solito limite che la fotografia porta con sé e che la pittura, ad esempio, non conosce.

Non la finiamo, e non la finiremo mai, di alzare muri e tracciare confini uccidendo la possibilità di esprimersi. Se i pittori aggirano le regole, nessuno si impressiona più di tanto, anzi, il contrario. Ma non vale altrettanto per i fotografi, almeno quelli che non hanno ancora tagliato il cordone ombelicale con il passato. Qualche fotoamatore, ad esempio.

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