Profondità di campo – Maggio 2026
Profondità di campo – Maggio 2026
Parafrasando un ragionamento di Denis Curti.
Esistono modalità espressive differenti che riguardano il ritratto. La prima è neutrale, non coinvolge sentimenti. Si tratta di sola rappresentazione dei tratti distintivi somatici e non fisiognomici, che invece riguardano l’interpretazione. Nel ritratto neutrale non c’è narrativa, non c’è racconto o interpretazione ma solo la raccolta di un dato indentificativo. È il classico esempio delle foto tessera, ma anche di un lavoro più mirato, tipo le fotografie di Thomas Ruff ai compagni di accademia nella serie Porträts.
La seconda tipologia di ritratto riguarda la posa. Fotografo e soggetto mutuano un tacito accordo di ruolo. Il soggetto sa di essere fotografato e cerca di restituire, attraverso postura e interpretazione del suo ruolo contestuale, il meglio del suo apparire.
Esiste poi il ritratto rubato, dove il soggetto non presta interpretazione e non muta il suo atteggiamento in funzione del ritratto stesso.
Il fotografo sceglie autonomamente il tipo di immagine che prescinde dalla volontà e dal giudizio del rappresentato. Poi, in questa landa di opportunità, c’è una terra di mezzo in cui si trova il più intimo dei ritratti, quello che nasce dalla conoscenza profonda, dall’intimità, dalla complicità dei due soggetti. È un ritratto emozionale in cui chi realizza la fotografia legge il momento apicale costruito dalla conoscenza dell’altro, di un momento particolarmente significativo.
