Editoriale Marzo 2026

Editoriale a cura di Enzo Pertusio – Marzo 2026

Diario cromatico di un’esistenza

(Apologia del colore)

Per decenni il bianco e nero è stato considerato il linguaggio “nobile” della fotografia, il territorio dell’arte pura, dove forma e composizione potevano esprimersi senza la distrazione del colore. Ma alcuni fotografi hanno saputo dimostrare che il colore non è ornamento, bensì un elemento narrativo capace di trasformare l’ordinario in straordinario, il banale in poetico.

William Eggleston ha rivoluzionato il medium fotografico negli anni Settanta, elevando il colore da semplice registro tecnico a strumento di visione. Le sue immagini dell’America profonda — un triciclo rosso su un vialetto, l’interno di un forno, un soffitto di pannelli fluorescenti — rivelano come il colore possa essere portatore di emozioni e significato.

Diverso ma ugualmente rivoluzionario è l’apoproccio di Saul Leiter, che ha fatto del colore una questione di astrazione e poesia urbana. Le sue fotografie di New York, scattate attraverso vetrine appannate, sotto la pioggia, tra i riflessi e trasparenze, usano il colore come materiale pittorico. I rossi brillanti di un ombrello, i gialli dei taxi, i blu delle insegne al neon si sovrappongono in combinazioni che sfidano la nitidezza per abbracciare l’ambiguità e il sogno.

Stephen shore ha portato il colore nel territorio del banale quotidiano con una precisione quasi scientifica. Le sue immagini di parcheggi, colazioni al ristorante, motel lungo l’autostrada sono cataloghi cromatici della cultura di massa. Qui il colore diventa archeologia del presente: quei verde menta, arancioni bruciati e marroni degli anni Settanta raccontano un’epocaa tanto quanto le forme che fotografia.

Alex Webb ha invece esplorato il colore come sovrapposizione, stratificazione, complessità. Le sue fotografie dei Caraibi e dell’America Latinasono esplosioni cromatiche dove il calore si fa visibile: rossi accesi, fucsia, gialli limone, turchesi profondi si intrecciano in composizioni dense, quasi barocche, dove ogni angolo del fotogramma pulsa di vita e contraddizione.

Ciò che accomuna questi maestri è la composizione profonda che il colore non è mai neutro. Ogni tonalità porta con sé memorie culturali o associazioni emotive. Il rosso può essere passione o pericolo, il blu malinconia o infinito, il giallo noia o decadenza. In mani sapienti, il colore diventa linguaggio: racconta stagioni, umori epoche, classi sociali.

La fotografia a colori ha dovuto conquistarsi il rispetto che la relegava al commerciale, al turistico, al superficiale. Oggi sappiamo che quelle palette cromatiche, quelle scelte di saturazione, contrasto, armonia, sono state vere e proprie dichiarazioni poetiche. Ogni fotografia a colori di questi autori è un diario cromatico: non documenta solo ciò che era davanti all’obbiettivo, ma anche come il mondo si sentiva in quel momento in quella luce, in quella temperatura emotiva. Il colore, quindi, non come abbellimento ma come verità. Una verità diversa, certo, ma non meno profonda di quella catturata in scala di grigi., forse PIùvicina a come l’esistenza si presenta davvero: complessa, contraddittoria, vibrante di sfumature.

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