ritorna alla home page
 
 

Giorgio Mattiolo

Giorgio Mattiolo Giorgio Mattiolo è nato l'8 maggio 1942 a Piove di Sacco (Padova). E' entrato in Subalpina nel 1989. Persona mite e solare, ha sempre vissuto con intensità la sua passione per la fotografia, non solo frequentando le serate in Società, ma mettendo a disposizione degli allievi il proprio tempo e le proprie conoscenze tecniche.
Profondo esperto della fotografia analogica, non si è mai fatto convincere ad abbandonare la pellicola, nemmeno quando i suoi allievi erano ormai tutti "digitali". Giorgio ha contribuito alle attività didattiche della SFS molto più di quanto potesse apparire: più di una volta mi ha "preso da parte" per dirmi come migliorare, secondo lui, le uscite fotografiche e le lezioni.
Sempre attento alle relazioni con le altre persone, mai prevaricatore, sapeva attendere il momento opportuno per dire le sue opinioni, lontano dal mettersi in mostra, ed interessato solo al miglioramento degli allievi. Ha sempre partecipato al Fotocampionato con lo spirito della competizione amichevole e più di una volta le sue diapositive sono state premiate. Sempre presente a tutte le gite che la SFS ha organizzato, di lui i soci hanno tutti un ricordo positivo.
Giorgio è stato anche il mio "tutor" quando, nel 2004, ho frequenato il corso di fotografia. E' stato molto di più, un amico che con passione mi ha insegnato, divertendosi e facendo divertire, quello che lui sapeva della fotografia. Ricorderò sempre la spiegazione, ai tempi non immediata, del misurare la luce "sulla pelle della mano", quando la situazione non consentiva una lettura diretta sul soggetto. Mi ha insegnato le doppie esposizioni, e con una di quelle immagini scattate insieme al parco del Valentino ho vinto una serata di Fotocampionato... Giorgio c'era sempre, un sorriso e la voglia di partire, insieme, con la macchina fotografica.
Voglio ricordarlo, con voi, in questo modo: la fotocamera al collo, lo sguardo cordiale ed un saluto per tutti. Grazie Giorgio, ci hai dato tanto e sono certo che, con me, tantissimi altri amici incontrati sulla strada della fotografia ti porteranno per sempre e con gioia nei loro pensieri, nei loro cuori e nelle nostre fotografie!

Alessandro Scatolini, Presidente SfS



Giuseppe Scorcione

Giuseppe ScorcioneEra nato a Valenza (AL) il 18/10/1929. Da bambino fu colpito da una grave forma di polmonite, con successive complicazioni e interventi chirurgici che gli provocarono una deviazione della colonna vertebrale, con le note conseguenze.
Verso l'età di 7 anni venne a Torino, dove seguì gli studi fino alla laurea in fisica nel 1958; in questo periodo praticò assiduamente il calcio e il canottaggio.
Nel 1954 si iscrisse alla Società Fotografica Subalpina e rimase socio fino al 1965 quando si trasferì nelle Marche, per motivi di lavoro, fino al 1969; poi rientrò a Torino definitivamente, ritornò in Subalpina, e prestò servizio in Italgas come funzionario incaricato della sicurezza lavoro fino al 1989.
Appassionato alla lettura (libri e riviste di ogni genere), aveva una ricca biblioteca che curava con ordine e competenza, ma sopratutto era un grande campeggiatore: alla guida dei suoi camper - ogni tanto ne cambiava uno - aveva percorso decine di migliaia di chilometri in lungo e in largo per tutta l'Europa; le proiezioni in dia dei suoi viaggi erano particolarmente seguite ed apprezzate per le precise e interessanti notazioni storiche e geografiche dei luoghi visitati.
Vicepresidente della Società dal 1972 al '76 e poi dal 1985 ad oggi, è stato Direttore del Corso di Fotografia ininterrottamente dal 1975; insegnava, con ampia e profonda conoscenza, tutta la parte tecnica che riguarda la luce, l'esposizione, gli obiettivi, le pellicole, e i problemi di fisica ottica.
Affabile, sempre educato e pacato, era molto disponibile alle conoscenze e all'amicizia, e aveva una conversazione ricercata ma contenuta. Accuratamente pettinato, vestiva quasi sempre in giacca e cravatta, e negli anni passati erano celebri e oggetto di curiosità le sue eclatanti cravatte.
Era molto legato alla Subalpina ed è stato attivamente presente in tutte le serate e manifestazioni per tantissimi anni; le difficoltà collegate all'apparato respiratorio lo avevano tenuto lontano in questo ultimo anno, e di questo si rammaricava e si lamentava con gli amici. Questa estate ha insistito con i suoi per essere portato al mare, ma dopo pochi giorni ha dovuto essere ricoverato all'Ospedale di Chioggia, dove è rimasto per 41 giorni, e si è spento alla fine di agosto, di notte, nel sonno.
Anche Scorcione , come già allora Adolfo Cellini, ha voluto portare con sè, nel mistero dell'eternità, il distintivo della Subalpina.



Giuseppe Balla

Giuseppe BallaGiuseppe Balla era nato in provincia di Cuneo nel 1933, e da giovane iniziò il suo lavoro di costruttore di casse armoniche per pianoforti. Poco dopo i vent’anni scoprì la sua passione per la montagna, si iscrisse al C.A.I. e, parallelamente alla attività di sciatore e scalatore, iniziò a scattare fotografie di montagna, stampando personalmente splendide immagini in bianco/nero. Nel 1968 si iscrisse alla Società Fotografica Subalpina, e nel 1970 alla FIAF.Chiesetta Negli anni ‘70/’90 partecipò a moltissimi concorsi nazionali ed internazionali vincendo innumerevoli premi un po’ dovunque (oltre alle foto di montagna altri soggetti preferiti erano il paesaggio e lo sport, senza trascurare anche la figura), meritando il titolo di EFIAP, e di Membro d’Onore della Photographic Society of America e della Australian Photographic Society. Uomo schivo e riservato, di carattere introverso oltre che di poche parole, non raggiunse mai la fama di “personaggio” quale avrebbe potuto diventare nel campo fotografico per i suoi meriti, anche se nell’àmbito della Subalpina era amato e stimato da tutti. Una lunga malattia cronica lo ha sottratto lentamente alle cose che più amava: la montagna e la fotografia. Ci ha lasciato una grande collezione delle sue immagini, sempre vive e indelebili nel tempo.



Aldo Piana

Aldo PianaAldo Piana era nato in provincia di Biella nel 1930. Interessato alla fotografia fin da giovane, coltivava contemporaneamente interessi molteplici e diversi, dalla musica alla letteratura, dalla astronomia alla pittura, e ogni argomento lo doveva sviscerare fino a fondo, guidato da una estrema razionalità che lo costringeva a darsi infinite spiegazioni. Entrato a far parte della Società Fotografica Subalpina nei primi anni ’60, aveva una profonda conoscenza non solo di tutte le novità della tecnica, ma anche di tutto quanto riguardava la cultura fotografica nel senso più lato. Mare del NordNel 1967 partecipammo insieme al Congresso FIAF di Fermo, dove si cominciò a parlare di immagini in sequenza quasi in contrapposizione a quelle singole. Nel 1969, sempre insieme, partecipammo in qualità di relatori ufficiali della FIAF allo “storico” Congresso di Verbania, dove ponemmo le basi e le regole del “racconto”, del “rèportage”, del “servizio” e del “complesso” fotografico (pubblicate su un libretto edito dalla FIAF, oggi introvabile). In quella occasione Piana coniò l’espressione “picchi di significazione” per intendere che qualsiasi gruppo di fotografie, più o meno omogenee o più o meno in sequenza, necessitava di qualche immagine di spicco, sia di contenuto formale o semantico, per dare vigore e validità al complesso. Partecipò a diversi concorsi nazionali ed internazionali con notevole successo (AFIAP dal 1966), ma, non avendo la mentalità del “concorsaro”, finì per tralasciare tale attività, pur continuando a fotografare quasi per conto suo. Nel 1977 fu eletto Presidente della Società, ma, a causa di impegni di lavoro (fu tra i primi ad occuparsi di audiovisivi) che lo portavano frequentemente all’estero, lasciò la carica e, successivamente, finì per allontanarsi dalla vita attiva della Società, pur mantenendosi in contatto con molti di noi. Di lui ci resta una vasta collezione di fotografie, molte sconosciute, e a suo ricordo imperituro rimane la fotografia di copertina del grande libro fotografico del Centenario della Società, una immagine altamente elaborata e sofisticata, stampata in un’epoca quando il computer doveva ancora nascere.